Ore avvolte da un manto di sirena.
Bagni nell’argento vivo.
Sogni di maremoti.
Record di capriole.
Gusci di paguro dove cercare riparo.
Mani di strega inzuppate e avvizzite.
Un giorno mi diede uno schiaffo
e mi buttò faccia al cielo:
“Porgi là il tuo sguardo, sciocca.
Ti strappo alla mano di tuo padre,
nuota da sola.”
Divenne il pianto di un gigante
una pozza di lacrime
dove annegare e stare a galla.
Mi ubriacavo d’acqua
e guardavo la costa da lontano
sognavo solo di isole
e di essere gabbiano.
Poi mi asciugai e
lasciai l’abisso alle spalle
ma il sale mi è rimasto addosso
e la pelle tira da far male.
Le acque possono rompersi
Resta la sete
di tornare nel grembo
di farsi cullare
senza guardare
dove l’onda s’infrange.