Prima del 2005 non avevo mai scritto una riga di testo destinata ad un bambino.
Per la precisione, prima del 2005 i bambini li odiavo.
La storia - come immaginabile - è questa:
da piccola ero secchiona e asociale. Se non bastasse, sovrappeso e pure un po’ pelosetta. Insomma, gli altri bambini mi odiavano. Così li ho odiati anch’io. Ho odiato tutti i bambini, indistintamente, con tutta me stessa, dagli 8 fino ai 25 anni.
Poi mi hanno chiesto di scrivere un libro per bambini. Azz.
E l’ho scritto, Storie della Natura, anche se per farlo ho dovuto pensare ad un bimbo diverso da tutti quelli che avevo incontrato. Un bimbo che non c’era, perché non esisteva ancora: il mio.
Dopo un anno è arrivato Scheggia, il primo romanzo, sempre per Campanila.
E, sempre aspettando un bimbo in carne ed ossa che per fortuna ancora non arriva, adesso sto incubando la terza creatura d'inchiostro.
Insieme a molte altre, perché nel frattempo continuo a coltivare le mie storie truci per adulti, sperando che nessun bimbo le legga mai. A meno che non sia il figlio di qualche grosso editore.
PS: ho scoperto che dei bambini buoni esistono. Anzi, ne esistono tanti. Curiosi, attenti, freschi. Buoni. Ne ho conosciuti, grazie a Storie della Natura e Scheggia, un po’ in mezza Italia. Con immenso piacere, e infinito sollievo. Meno male. Per incontrare il bimbo dei miei sogni, non devo per forza partorirlo io. E correre il rischio che poi invece prenda da me, dalla mamma: e che sia secchione, asociale e pure un po’ peloso.